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Global mixology: no, la Gen Z non beve meno; boom del pickle juice; cocktail, torna di moda il kitsch

I dati IWSR sfatano il mito della Gen Z sobria, il pickle juice conquista i bar e Bacardi rilancia il massimalismo dietro al bancone.

Tre segnali arrivano in contemporanea dal mondo della mixology internazionale, e insieme raccontano un settore in movimento: la narrativa della “Gen Z sobria” viene smentita dai numeri, il pickle juice sbarca stabilmente dietro al bancone e il minimalismo lascia spazio a un massimalismo dichiaratamente scenico. Tre tendenze diverse, ma con un filo conduttore comune: l’esperienza al bar torna al centro, sia nel bicchiere che nel modo di comunicarlo.

I dati IWSR ridimensionano il mito della generazione sobria

Il presunto disimpegno della Generazione Z dal consumo di alcolici, dato per assodato da gran parte della narrazione mediatica degli ultimi anni, non trova conferma nei dati. Secondo la ricerca IWSR di cui riferisce The Drinks Business, il 74% dei giovani adulti nei principali mercati beve quasi quanto il totale della popolazione (76%), in forte crescita rispetto al 66% di tre anni fa. A mostrare il tasso di consumo più contenuto è semmai la generazione dei Baby Boomer, ferma al 71% e con la media più bassa di drink per occasione (2,6).

Sopra la media restano i Millennial, primi per consumo con l’81%, seguiti dalla Gen X al 77%. Per i bartender il dato interessante non è tanto il “quanto”, ma il “come”: la Gen Z beve diversamente, con una netta preferenza per i cocktail (84%), maggiore sensibilità alle proposte “healthy” (49%) e un consumo che si concentra in gruppi più numerosi. Il quadro generale conferma comunque un trend di moderazione trasversale a tutte le fasce d’età, con una media di 3,9 drink a occasione contro i 4,4 della rilevazione precedente.

Ornamental mug of tasty cocktail decorated with exotic fruits and straw and placed on table in bar

Il pickle juice conquista la carta cocktail

Dalle bevande sportive professionali al bancone del bar: è il percorso compiuto dal pickle juice, il succo di cetriolini sottaceto che si sta ritagliando uno spazio crescente tra gli ingredienti da mixology. A trainarne la popolarità è stata soprattutto l’esposizione social, amplificata da alcune celebrity: Jannik Sinner lo consuma nelle pause degli incontri per idratarsi e recuperare energie, mentre Dua Lipa è apparsa su TikTok condividendo una ricetta a base di questo prodotto, come riporta Beverage Daily.

I numeri confermano il momento favorevole: secondo Data Intelo, il mercato del pickle juice passerà da 0,92 a 2,01 miliardi di dollari fra il 2025 e il 2034, con un CAGR del 9,1%, un trend che coinvolge soft drink, sport drink e anche il segmento cocktail e distillati. Sul fronte dei prodotti, nel Regno Unito il brand Three Cents Pickle Soda propone ai bartender referenze pensate per drink come Pickleback Fizz e Pickle Rickey, mentre Yew ha lanciato un’acqua frizzante aromatizzata al cetriolo sottaceto. Un fenomeno che si inserisce nella crescita più ampia della domanda di bevande salate, fermentate e funzionali, trainata da Gen Z e Millennial alla ricerca di profili gustativi “sour”, complessi e meno dolci.

Bacardi: il massimalismo torna dietro al bancone

Dopo un decennio dominato dal “less is more”, il pendolo si sposta di nuovo verso il massimalismo. È quanto emerge dal Bacardi Cocktail Trends Report 2026: drink dall’estetica teatrale, guarnizioni abbondanti, bicchieri scenografici ed elementi narrativi pensati per trasformare il servizio in un’esperienza. Dietro la tendenza c’è una motivazione economica precisa: con l’aumento del costo della vita, uscire per un drink è percepito sempre più come un lusso, e il cliente cerca un’esperienza memorabile, non solo tecnica ineccepibile.

Sul piano operativo, il kitsch diventa così una leva concreta per l’ospitalità: uno strumento per riportare le persone al bar e generare contenuti naturalmente vocati alla condivisione social. The Spirits Business cita fra i locali che stanno imponendo questa tendenza Scarfes e Mr Lyan Studio a Londra, oltre al Paradiso a Barcellona, protagonisti di cocktail con perle commestibili, guarnizioni metallizzate, presentazioni flambé e bicchieri dalle forme inconsuete. Anche la narrazione gioca un ruolo centrale, come dimostra il Natural Selection di Scarfes, ispirato a Darwin.

Per i professionisti del settore, però, un avvertimento è d’obbligo: il massimalismo comunica valore percepito, ma richiede rigore operativo, perché ogni elemento aggiuntivo pesa sulla mise en place, sulla capacità di stoccaggio e sulla velocità del servizio. La regola resta una sola: la presentazione deve esaltare il cocktail, mai metterlo in secondo piano.

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