Spritz e Hugo dominano l’aperitivo leggero nel Regno Unito; cinque nuovi locali italiani — quasi tutti fuori dalle grandi città — entrano nella Pinnacle Guide; negli Stati Uniti i volumi di alcol cedono il 5%, ma non per scelta: è la pressione economica sui bilanci familiari. Un giro del mondo tra ricerche, classifiche e mercati.
Spritz e Hugo: i campioni dell’aperitivo light
Aperol Spritz e Hugo si confermano i drink italiani più richiesti nel Regno Unito, complice anche il loro contenuto calorico contenuto. Come si legge su The Drinks Business, una ricerca del portale sanitario Zava mostra che un Aperol Spritz apporta mediamente 125 calorie e un Hugo 137, contro le 225 di un Espresso Martini o le 320 di una Piña Colada. Decisiva è la presenza di ingredienti quali la soda, priva di calorie, e il prosecco, che ne contribuisce circa 80 a bicchiere. Un singolo spritz raggiunge così un apporto calorico paragonabile a due uova e addirittura inferiore a un “healthy” tè matcha, che si attesta a 138 calorie.
Per chi cerca opzioni ancora più leggere, i distillati lisci restano la scelta migliore: la vodka è la più “light” con 100 calorie per 50 ml, seguita da whisky, gin e tequila (circa 110). L’articolo ricorda che l’alcol fornisce comunque calorie “vuote”, convertite in grasso e prive di valore nutrizionale, a differenza di bevande più caloriche ma nutrienti come gli smoothie. Per l’aperitivo estivo, in ogni caso, gli spritz restano una scelta relativamente equilibrata.
Pinnacle Guide: l’Italia cresce, e lo fa in provincia
Si allunga la lista dei locali raccomandati dalla Pinnacle Guide: la nuova edizione della guida dedicata all’alta ospitalità ha aggiunto 46 nuovi bar alla sua selezione globale — 30 con un pin, 13 con due pin e 3 che raggiungono il livello massimo dei tre pin. Questi ultimi — Champagne Bar at The Surf Club a Miami, Kumiko a Chicago e Line Athens ad Atene — entrano in un’élite di soli quattro locali al mondo (l’altro è il Lyaness di Londra, al vertice dal 2024), per accedere alla quale un bar deve presentare “un’eccellente domanda scritta” e garantire “un’esperienza eccezionale agli ospiti”, verificata attraverso più visite anonime. Lo riporta Drinks International.
Gli Stati Uniti guidano questa tornata, con il Nord America che rappresenta oltre un terzo dei riconoscimenti. Cresce anche l’Italia, che aggiunge cinque locali alla lista — alla pari del Regno Unito — distribuiti in altrettante città, quasi tutte lontane dai centri che monopolizzano le classifiche più note: Alto a Cervia, Shub a Sorrento, Squisi a Vittorio Veneto e lo Stravinskij Bar all’Hotel de Russie di Roma con un pin, più CuCù a Bassano del Grappa con due pin. Con le ultime aggiunte, i bar “pinned” salgono a 192 in 14 Paesi.
Usa, i consumi di alcol calano del 5%: non è moderazione, è crisi
Nel 2025 il consumo di bevande alcoliche negli Stati Uniti ha registrato un calo del 5%, secondo i dati della società specializzata IWSR riportati da The Drinks Business. In flessione quasi tutte le categorie principali: birra e vino cedono entrambi il 6%, gli spirit il 4%. Tengono solo gli RTD (ready-to-drink), in calo dell’1% ma con dinamiche interne molto differenziate: i prodotti a base di malto perdono il 5%, mentre quelli a base di distillati guadagnano il 14%. Alcune nicchie segnano crescite significative: birra analcolica +15%, prosecco +3%, “national spirits” +18%, trascinati dal coreano soju che rappresenta circa l’80% della categoria. La contrazione è quasi nazionale: 49 stati su 50 sono in calo, unica eccezione il Nevada, che cresce del 3%.
IWSR precisa che non è il numero di consumatori a ridursi, ma la frequenza e la quantità del bere. La tendenza alla moderazione ha un certo peso, ma a incidere in misura maggiore è la pressione sui bilanci familiari, che spinge a tagliare i consumi non essenziali come gli alcolici. La società conclude che, quando la fiducia dei consumatori tornerà a salire, alcune categorie oggi in contrazione potrebbero recuperare terreno.


