È molto probabile che, ordinando un Carajillo in un bar, vi sentiate rispondere con uno sguardo perplesso: molti bartender, infatti, non hanno familiarità con questo nome. Eppure si tratta di un drink tradizionale spagnolo a base di caffè che compare nella classifica di Drinks International dei 50 cocktail più richiesti a livello globale. Oggi occupa l’ultima posizione, ma l’anno precedente era addirittura al trentottesimo posto.
Un paradosso solo apparente: nel corso di questo articolo esploriamo le ragioni della sua presenza in classifica, insieme alla sua storia e alla preparazione. In fondo, si può considerare un parente stretto del nostro caffè corretto.
Origini e significato del nome
La sua struttura è essenziale: caffè e alcol. Tuttavia, dietro questa semplicità si cela una vicenda articolata, fatta di spostamenti geografici, tradizioni popolari e interpretazioni diverse. Le origini del Carajillo non sono definite con certezza e proprio questa mancanza di una versione univoca ne alimenta il fascino.
Una delle ipotesi più diffuse colloca la nascita in Spagna, come evoluzione del caffè corretto. Secondo questa teoria, i lavoratori erano soliti aggiungere un po’ di aguardiente al caffè del mattino per affrontare la giornata con maggiore energia e “coraje” (coraggio). Il nome deriverebbe quindi da una forma abbreviata di questa espressione, intesa come una piccola dose di coraggio.
Un’altra versione porta a Cuba: qui, lavoratori delle piantagioni o soldati spagnoli mescolavano rum e caffè per ottenere una bevanda semplice e immediata. Una terza ipotesi, spesso considerata la più suggestiva, identifica il Messico come luogo di origine moderna, dove gli immigrati spagnoli avrebbero consolidato l’abitudine di consumare caffè con alcol a fine pasto. Proprio in Messico, a partire dagli anni 2010, il Carajillo si è affermato nella nightlife di Città del Messico come alternativa “artigianale” agli energy drink alcolici, in netto contrasto con le sue possibili radici popolari e mattutine.
Un cocktail globale (ma di nicchia)
A prescindere dalla sua origine precisa, la diffusione del Carajillo resta concentrata nei paesi di lingua spagnola, tra Spagna e America Latina. In queste aree è estremamente popolare, elemento che contribuisce a spiegare la sua presenza tra i cocktail più venduti al mondo.
Oggi, il Carajillo viene spesso associato alla versione con Licor 43, liquore spagnolo nato nel 1946 e composto da 43 ingredienti botanici. L’incontro tra espresso e le sue note dolci, vanigliate e agrumate incontra il gusto contemporaneo.
Va però sottolineato che il termine Carajillo non indica una ricetta rigida, ma piuttosto una combinazione tra caffè e una componente alcolica. In Spagna prevale l’uso del brandy, così come in Colombia e Venezuela; a Cuba si utilizza il rum, mentre in Messico si può trovare anche con mezcal. La sua forza risiede nella versatilità: può essere servito caldo o freddo, mescolato direttamente nel bicchiere oppure shakerato.
La ricetta del Carajillo
Tecnica: Build oppure Shake and Strain
Bicchiere: tumbler basso (after dinner) o tazzina da caffè
Ingredienti:
- 60 ml di Licor 43 oppure brandy, cognac, rum o whisky
- 30 ml di caffè espresso appena fatto
Garnish: 3 chicchi di caffè (facoltativi)
Preparazione – versione classica:
Versare il distillato o liquore in un bicchiere con ghiaccio, quindi aggiungere lentamente l’espresso caldo. Mescolare delicatamente con un bar spoon.
Preparazione – versione shakerata:
Inserire tutti gli ingredienti nello shaker con ghiaccio, agitare per 10-12 secondi e filtrare in un bicchiere precedentemente raffreddato.
Il Carajillo e il cinema
Nonostante la sua diffusione nei paesi ispanici, non risultano film – nemmeno in lingua spagnola – in cui il Carajillo venga esplicitamente citato o mostrato. È però possibile trovare riferimenti al suo equivalente italiano, il caffè corretto, in alcune pellicole con Totò.
In Totò terzo uomo (1951), l’attore napoletano pronuncia una battuta rimasta celebre:
“Vorrei un caffè corretto con un po’ di cognac, più cognac che caffè… anzi, giacché si trova, mi porti solo una tazza di cognac e non se ne parla più”.
Anche in Totò e il medico dei pazzi (1954), il protagonista ordina un caffè corretto “in mezzo litro”. Episodi coerenti con la fama di Antonio de Curtis, noto per molte cose, ma non certo per la sobrietà.
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