Tra i grandi classici della miscelazione internazionale, lo Stinger occupa un posto particolare. La sua ricetta è essenziale, costruita sull’incontro tra cognac e crema di menta bianca, ma dietro questa apparente semplicità si cela una storia che attraversa più di un secolo, tra salotti esclusivi, Proibizionismo e cinema hollywoodiano.
Le origini dello Stinger
Lo Stinger nasce negli Stati Uniti tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. È il prodotto di un periodo in cui la miscelazione americana stava vivendo una fase di grande sperimentazione, animata da bartender impegnati a creare combinazioni sempre più raffinate per la clientela dei club privati e dei locali più esclusivi.
L’origine precisa del cocktail non è documentata con certezza. Alcune fonti ne collocano la nascita intorno al 1890, periodo in cui diversi ricettari proponevano miscele a base di brandy e crema di menta che ricordano da vicino la formula oggi conosciuta.
La prima testimonianza certa, tuttavia, risale al 22 giugno 1913. In quella data il quotidiano The Washington Herald cita lo Stinger tra i drink emergenti del momento, descrivendolo con una preparazione estremamente semplice: «Metà menta bianca e metà brandy, freddare e filtrare».
Sempre nel 1913 la ricetta compare anche nello Straub’s Manual of Mixed Drinks di Jacques Straub. Più recentemente, lo storico dei cocktail David Wondrich ha avanzato l’ipotesi che l’inventore dello Stinger possa essere stato il miliardario statunitense Reginald Vanderbilt, grande appassionato di cocktail.
Dall’alta società al Proibizionismo
Negli anni Venti lo Stinger si affermò come digestivo d’elezione dopo le cene formali, diventando particolarmente apprezzato negli ambienti dell’alta società newyorkese.
La sua popolarità proseguì durante il Proibizionismo. In quel contesto la crema di menta svolgeva un ruolo importante: il suo profilo aromatico contribuiva infatti a coprire il gusto spesso sgradevole dei brandy di bassa qualità che circolavano illegalmente.
Per diversi decenni rimase uno degli after dinner più richiesti, fino a quando il cambiamento delle preferenze dei consumatori, verso la fine degli anni Settanta, ne ridusse progressivamente la diffusione. Come accaduto per molti cocktail dell’epoca proibizionista, lo Stinger è stato però riscoperto negli ultimi quindici-vent’anni grazie al rinnovato interesse per i grandi classici.
Perché si chiama Stinger
Il termine inglese sting significa pungere, bruciare o pizzicare. Il nome del cocktail viene generalmente associato alla sensazione fresca e leggermente pungente lasciata dalla menta al palato, unita al suo effetto digestivo, pur mantenendo un profilo elegante grazie al cognac.
La ricetta ufficiale IBA
Lo Stinger figura tra i cocktail ufficiali dell’International Bartenders Association (IBA) sin dalla prima codifica del 1961. Fu temporaneamente escluso dalla revisione del 2004, per poi tornare nell’elenco ufficiale con l’edizione del 2011.
Tecnica: Stir and Strain
Bicchiere: Coppetta cocktail
Ingredienti
- 50 ml cognac
- 20 ml crema di menta bianca
Garnish: foglia di menta (facoltativa)
Preparazione
Versare cognac e crema di menta bianca in un mixing glass colmo di ghiaccio. Mescolare accuratamente e filtrare nella coppetta cocktail.
Le principali varianti
Nel tempo la ricetta originale ha generato numerose interpretazioni.
Tra le più note figura lo Snapper Cocktail, ottenuto con l’aggiunta di gin oppure sostituendo il brandy con questo distillato. Utilizzando invece la crema di menta verde si ottiene l’Emerald, mentre l’aggiunta di peperoncino a quest’ultimo dà origine al Devil.
Esistono inoltre versioni che sostituiscono il distillato base mantenendo l’impianto originale del drink. Tra queste si possono citare il Vodka Stinger, noto anche come White Spider, oltre a Scotch Stinger, Amaretto Stinger e Tequila Stinger.
Lo Stinger sul grande schermo
La notorietà raggiunta nel Novecento ha permesso allo Stinger di conquistare anche il cinema.
Una delle prime apparizioni risale al 1947 con La moglie del vescovo, dove Cary Grant lo consuma in diverse scene. Lo stesso attore torna a bere uno Stinger anche dieci anni dopo in Baciala per me di Stanley Donen.
Nel 1975 il cocktail compare in Shampoo di Hal Ashby: Goldie Hawn lo ordina durante una festa organizzata per il Partito Repubblicano, scegliendolo addirittura prima della cena nonostante la sua tradizionale collocazione come after dinner.
Nel 1983 lo ritroviamo in Gorky Park di Michael Apted. Qui William Hurt, nei panni dell’ispettore russo Arkadij Renko, prima definisce lo Stinger «un drink da putt…» e successivamente ne ordina uno affermando: «sono una putt…».
Un’ulteriore presenza cinematografica arriva nel 1988 con Spiagge, dove il personaggio interpretato da Bette Midler sceglie uno Stinger in due diverse occasioni.
Con una ricetta essenziale e una storia che attraversa oltre un secolo, lo Stinger continua a occupare un posto particolare nella tradizione della miscelazione classica, mantenendo intatto il fascino che lo ha reso celebre tra salotti esclusivi, speakeasy e set cinematografici.
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