Il Barcelona Cocktail Fest 2026 di Giacomo Giannotti trasforma Barcellona nella capitale mondiale della mixology, mentre il mercato globale degli spirit si prepara a una svolta epocale con le trattative di fusione tra Pernod Ricard e Brown-Forman; sullo sfondo, un nuovo studio lancia l’allarme sul legame tra consumo di alcol, stress e danni cognitivi duraturi.
Barcellona hub mondiale dei cocktail. Il Barcelona Cocktail Fest 2026 (ex Paradiso Sustainability Summit), ideato da Giacomo Giannotti – fondatore e titolare del Paradiso, noto speakeasy nel capoluogo catalano – e prodotto con ItalSpirits di Giuseppe Gallo, si terrà il 18 e 19 aprile negli spazi di Palo Alto, a Poblenou. Il festival si allarga rispetto al passato, aprendosi non solo al trade ma anche al pubblico, con guest shift, pop-up bar, degustazioni, masterclass, aree networking, dj set e food truck. Il tema 2026 è “Future Proof – Reimagining the industry for what comes next”, con panel curati insieme alla Sustainable Restaurant Association e speaker come Charlotte Voisey, Simone Caporale, Juliane Caillouette Noble, Vijay Mudaliar, Jean Trinh e Roberta Mariani. La settimana del festival includerà inoltre collaborazioni e pop-up con bar europei come Himkok, Native, Alquímico, Röda Huset, Angelita e Drink Kong.
Fusione epocale negli spirit. Pernod Ricard e Brown-Forman hanno confermato di essere in trattative per una possibile fusione, un’operazione che ridisegnerebbe gli equilibri globali del settore. Come riportano numerosi media fra cui Beverage Daily, il gruppo francese – leader mondiale nel premium con oltre 200 marchi fra cui Jameson, Beefeater, Absolut e Mumm – e il principale gruppo americano, noto per Jack Daniel’s e Glendronach, stanno valutando una “partnership paritaria” che unirebbe competenze, portafogli e presenza geografica. Le due aziende hanno dimensioni comparabili: Brown-Forman vale circa 11,8 miliardi di dollari, l’equivalente dei 15,6 miliardi di euro di Pernod Ricard. L’operazione, se realizzata, arriverebbe in un momento critico per il settore, fra crisi economica, dazi e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori.
Alcol e stress, attenzione. Uno studio dell’Università del Massachusetts Amherst mostra che bere alcol per gestire lo stress da giovani può favorire un declino cognitivo nella mezza età. La ricerca, condotta su modelli animali e citata da Food & Wine, evidenzia che non è l’alcol da solo né lo stress da solo, ma la loro combinazione a provocare alterazioni durature nei circuiti cerebrali, in particolare nel locus coeruleus, area legata a memoria, attenzione e risposta allo stress. I soggetti esposti a stress e alcol in gioventù mostrano in anni successivi difficoltà cognitive, maggiore ricerca di alcol in situazioni stressanti e aumento dello stress ossidativo, fattore associato a malattie come Alzheimer e patologie cardiovascolari. Smettere di abusare di alcolici e adottare comportamenti più sani può aiutare il cervello a recuperare, purché non vi siano danni ormai permanenti.


