Sostituire lo spirito base di un classico e mantenerne intatta la silhouette gustativa è una delle prove più insidiose dietro al bancone. Al Tiny Club di Ascoli Piceno, Raffaele Galanti ci riesce con Anselmo, un twist del Paloma che rinuncia alla tequila e affida la spina dorsale aromatica all’Anisetta Meletti Dry.
Il punto di partenza è uno dei drink più diffusi del Messico, dove il Paloma non è una variante minore del Margarita ma il long drink quotidiano: tequila, soda al pompelmo rosa, ghiaccio, una nota agrumata e spesso un bordo salato. Struttura semplice, immediata, costruita sulla bevibilità.
Galanti smonta questo schema e lo rimonta su base anice. Il risultato non è e non vuole essere un Paloma ortodosso: senza distillato di agave, viene a mancare la firma vegetale-terrosa della tequila. Cambia lo spirito, ma resta l’architettura: freschezza, leggerezza, sorso diretto.
La ricetta
- 45 ml Anisetta Meletti Dry
- 150 ml soda al pompelmo rosa
- ghiaccio
Garnish: fettina di pompelmo rosa
Servizio: tumbler alto colmo di ghiaccio
Il rapporto è quello tipico del genere highball, con la base liquoristica in minoranza netta rispetto alla soda. Diluizione e carbonazione governano l’equilibrio: l’Anisetta lavora come elemento aromatizzante e strutturante, non come protagonista alcolico in evidenza.
Sul piano tecnico è proprio la scelta della versione Dry a rendere praticabile l’operazione. L’Anisetta Meletti, legata all’anice verde e alla tradizione liquoristica ascolana, nella sua declinazione classica porterebbe troppo zucchero in un drink già servito con una soda dolce. La versione Dry, meno dolce, più secca e balsamica, lascia invece spazio. Profilo asciutto: è ciò che permette all’anice di dialogare con l’amarognolo del pompelmo e con l’acidità della soda senza che il bicchiere scivoli sul versante stucchevole.
Da qui la principale variabile da presidiare: la soda al pompelmo rosa. Negli ultimi anni è diventata uno degli ingredienti più usati nella miscelazione contemporanea, complice la diffusione delle linee premium dedicate ai cocktail bar. Attenzione alla referenza, però: alcune sono troppo zuccherine e rischiano di annullare il lavoro di sottrazione fatto scegliendo l’Anisetta Dry.
Quello che rende Anselmo interessante per chi sta dietro al banco non è l’effetto sorpresa, assente per scelta, ma la coerenza del ragionamento: un prodotto identitario usato come ingrediente funzionale, non come decorazione narrativa. Territorio strutturale, non bandierina. La provenienza diventa una scelta di gusto verificabile nel sorso, ed è questa la differenza tra un twist che regge e uno che vive solo del racconto.


