Dolce, intenso ed elegante, il French Connection è uno dei cocktail simbolo degli anni ’70. Preparato con cognac e amaretto, è presente nella lista ufficiale della International Bartenders Association fin dalla revisione del 1986. Il merito è del suo gusto morbido ma deciso e, forse, anche di un nome che richiama uno dei più celebri polizieschi del cinema americano, fra narcotrafficanti marsigliesi e investigatori dai metodi duri.
Il film che ha ispirato il nome
Nella rubrica “Alla scoperta di…” abbiamo spesso parlato di film nei quali i cocktail compaiono come elementi della trama. In questo caso, invece, ci troviamo davanti a un drink che prende direttamente il nome da una celebre pellicola, pur non comparendo mai sullo schermo. Il riferimento è a The French Connection, distribuito in Italia con il titolo “Il braccio violento della legge”, diretto da William Friedkin e interpretato da Gene Hackman, Roy Scheider e Fernando Rey.
Il soggetto del film era tratto dall’omonimo libro-inchiesta dello scrittore americano Robin Moore, che raccontava una vera indagine della Squadra Narcotici di New York conclusa nel 1962 con il sequestro di 52 chilogrammi di eroina. L’operazione coinvolgeva la mafia italo-americana e gruppi criminali marsigliesi. “French Connection” era proprio il nome in codice dell’indagine e negli Stati Uniti quell’espressione finì poi per identificare, anche a livello popolare, le organizzazioni corso-marsigliesi coinvolte nel traffico di eroina tra Marsiglia e il Nord America.
Dalla pellicola al bicchiere
Il film ottenne un grandissimo successo, conquistando cinque premi Oscar, incluso quello per il miglior film, e influenzò numerosi polizieschi del decennio successivo, compresi molti appartenenti al filone italiano del “poliziottesco”, con commissari che si atteggiavano a giustizieri e inseguimenti spericolati fra Giulia e Alfette nelle strade cittadine. Nel 1975 arrivò anche French Connection II, accolto però in modo meno caloroso dal pubblico.
Le origini del cocktail restano ancora oggi poco chiare. Secondo la teoria più diffusa, la miscela di cognac e amaretto si era già diffusa negli Stati Uniti fra gli anni ’50 e ’60 senza un nome preciso. Soltanto nei primi anni ’70 un bartender rimasto sconosciuto avrebbe deciso di ribattezzarla “French Connection”, probabilmente prendendo spunto dal film che dominava le sale cinematografiche e dalla presenza del cognac francese nella ricetta.
Esiste anche una seconda ipotesi, secondo cui il cocktail sarebbe nato durante un incontro di bartender francesi, ma non esistono prove documentali che confermino questa versione.
La ricetta ufficiale IBA
Considerato un classico after dinner, il French Connection è oggi inserito tra i Contemporary Classics della lista ufficiale IBA.
Scheda tecnica
- Tecnica: Build
- Bicchiere: Old Fashioned
Ingredienti
- 35 ml di cognac
- 35 ml di amaretto
Preparazione
Versare gli ingredienti nel bicchiere riempito di ghiaccio e mescolare delicatamente.
Le varianti del French Connection
Insieme al Godfather e al Godmother, anch’essi presenti nella lista IBA dal 1986 al 2020, il French Connection fa parte della cosiddetta “trilogia dei cocktail criminali”. Il nome del The Godfather avrebbe preso ispirazione da un altro celebre film del 1972 interpretato da Marlon Brando e Al Pacino. Nel Godfather lo scotch whisky sostituisce il cognac, mentre nel Godmother la base diventa la vodka.
Nel libro The Craft of the Cocktail del 2002, il bartender newyorchese Dale DeGroff propone inoltre una propria reinterpretazione del French Connection: 45 ml di cognac Courvoisier e 30 ml di Grand Marnier, serviti in un bicchiere da cognac precedentemente scaldato.
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