HomeCocktailJohn Collins: storia, differenze con Gin Fizz e ricetta ufficiale IBA

John Collins: storia, differenze con Gin Fizz e ricetta ufficiale IBA

Evergreen della miscelazione, il John Collins è un cocktail semplice, fresco e rotondo, composto da gin, succo di limone, zucchero e soda. Con oltre due secoli di storia, appartiene alla tradizione dei Punch, considerati la base originaria della mixology: una combinazione di distillato, agrumi, zucchero, acqua e, talvolta, aromi.

Origini e denominazione

La nascita del John Collins risale alla Londra tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Il drink veniva servito al Limmer’s Old House, punto di ritrovo frequentato da ufficiali e gentiluomini, nonostante la pessima fama dell’hotel che lo ospitava, il Limmer’s Hotel, definito all’epoca “l’albergo più sporco di Londra”.

Qui lavorava John Collins, capo cameriere che preparava un gin punch rinfrescante a base di gin, limone, zucchero e acqua frizzante. La popolarità della bevanda fu tale da portare il cocktail a essere identificato con il suo nome, anticipando lo stile dei futuri highball.

Già nella seconda metà dell’Ottocento, grazie alla clientela internazionale e cosmopolita del locale, il John Collins si diffuse anche in Nord America. Negli Stati Uniti veniva spesso realizzato con gin olandese, più disponibile rispetto all’Old Tom gin utilizzato originariamente in Inghilterra.

Con il tempo, l’esportazione dell’Old Tom gin negli Usa portò a una distinzione: la versione preparata con questo distillato prese il nome di Tom Collins, mentre quella con holland gin mantenne la denominazione John Collins, diventando progressivamente meno diffusa. Le due varianti furono formalizzate nel 1882 nel “Bartender’s manual” di Harry Johnson.

Il “Tom Collins hoax”

La notorietà del Tom Collins negli Stati Uniti fu amplificata da uno scherzo virale noto come “Tom Collins hoax”, diffuso intorno al 1874. Il meccanismo era semplice: qualcuno informava un cliente che un certo Tom Collins stava parlando male di lui in un altro bar. La persona, incuriosita o irritata, si spostava nel locale indicato, dove la storia si ripeteva, dando vita a una catena che si diffuse rapidamente in tutto il Paese.

Dalla codifica ai manuali storici

Il cocktail compare anche nel celebre “The bartender’s guide” del 1883 di Jerry Thomas, dove vengono riportati sia il Tom Collins a base gin sia alcune varianti con whiskey e brandy. I Collins si affermano così come una vera e propria famiglia di drink, collegando idealmente i Punch britannici ai moderni long drink.

Già nel 1876, Thomas aveva menzionato i “Fiz” (poi Fizz), tra cui il Gin Fiz, con una composizione molto simile a quella del Collins, contribuendo alla frequente confusione tra le due categorie.

John Collins vs Gin Fizz

Secondo il ricettario ufficiale IBA (edizione LSWR 2024), la differenza principale tra Collins e Fizz riguarda tecnica e servizio.

Il Collins viene preparato direttamente in un bicchiere alto (14-16 once) con ghiaccio (in cubi o a scaglie) e con il seltz — non soda — versato lentamente, mescolando rapidamente per preservare l’effervescenza il più a lungo possibile.

Il Fizz, invece, prevede una lunga shakerata con ghiaccio cristallino (indicativamente tra i tre e i cinque minuti), viene filtrato in un bicchiere più piccolo (6-8 once) e completato con acqua gassata versata in un flusso sottile da sifone, risultando particolarmente spumeggiante, in linea con le bevande delle storiche Soda Fountain.

Anche il bicchiere è distintivo: come sottolineato da David Embury nel 1948 in “The fine art of mixing drinks”, i Collins richiedono un recipiente dedicato, il Collins glass, più capiente rispetto al classico highball. Nello stesso testo, l’autore ricorda come originariamente esistessero solo due membri della famiglia, John e Tom Collins, osservazione che ha contribuito alla diffusione di una leggenda secondo cui i due sarebbero stati fratelli realmente attivi al Limmer’s, ciascuno autore del proprio drink.

La ricetta IBA del John Collins

L’International Bartenders Association ha incluso il drink nella propria codifica nel 1986. Nella revisione del 1993 il cocktail venne indicato come John Collins, con la possibilità di aggiungere qualche goccia di angostura. Nel 2004 le due versioni (John e Tom Collins) furono nuovamente distinte, mentre dal 2011 sono state riunite nella categoria “Unforgettables”, con il Tom Collins considerato una variante.

Tecnica: Build
Bicchiere: Collins

Ingredienti:

  • 45 ml gin (Old Tom gin per il Tom Collins)
  • 30 ml succo di limone fresco
  • 15 ml sciroppo di zucchero
  • 60 ml soda

Garnish: fettina di limone e ciliegina

Preparazione: versare tutti gli ingredienti nel bicchiere pieno di ghiaccio e mescolare.

Le varianti della famiglia Collins

La struttura del Collins consente numerose varianti, ottenute sostituendo il gin con altri distillati. Tra le principali:

  • Bourbon Collins (o Colonel Collins)
  • Irish Collins (Mike Collins)
  • Applejack Collins (Jack Collins)
  • Rum Collins (Pedro Collins)
  • Brandy Collins (Pierre Collins)
  • Scotch Collins (Sandy Collins)
  • Rye Collins
  • Vodka Collins
  • Canadian Collins (con sciroppo d’acero al posto dello zucchero)
  • Tequila Collins

David Embury include anche il Gin & Tonic tra i “parenti”, pur sottolineando come si discosti in parte dalla struttura classica del Collins.

I Collins sul grande schermo

Il Tom Collins compare più volte nel film “Ti presento i miei” (2000), diretto da Jay Roach, dove rappresenta il drink preferito del protagonista Jack Byrnes, interpretato da Robert De Niro, che lo prepara partendo da un ready-to-drink in bottiglia completato con ingredienti freschi.

Un’altra variante, il Rum Collins, appare in “Operazione Tuono” (1965): nel film della saga di James Bond, interpretato da Sean Connery, il cocktail viene offerto al celebre agente da Emilio Largo, suo antagonista.

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