venerdì, Marzo 13, 2026
HomeCocktailDaiquiri: tutte le varianti storiche dal n.2 al n.5 fino all’Hemingway Special

Daiquiri: tutte le varianti storiche dal n.2 al n.5 fino all’Hemingway Special

In passato ci siamo già soffermati sul Daiquiri nel nostro appuntamento settimanale dedicato alla cultura dei cocktail, alla loro storia e alle ricette. Tornare su questo grande classico di origine cubana è però quasi inevitabile. Oltre a essere uno dei drink più celebri al mondo, il Daiquiri ha generato nel tempo numerose varianti, alcune delle quali abbiamo soltanto menzionato nel precedente approfondimento.

Tra queste spiccano le versioni storicamente “numerate”, dal Daiquiri n.2 al Daiquiri n.5, nate oltre un secolo fa. Vale quindi la pena conoscerle più da vicino, ricordando che il numero uno corrisponde naturalmente alla ricetta originale.

Origini e nascita del nome

Come avevamo già raccontato quasi due anni fa, non esiste una ricostruzione definitiva e universalmente verificata sulla nascita del Daiquiri.

Una delle ipotesi più diffuse collega questo cocktail al punch inglese del Settecento. Si trattava di una miscela composta da aguardiente, acqua, limone e zucchero che i navigatori britannici avrebbero portato fino a Cuba. Qui l’aguardiente sarebbe stato progressivamente sostituito dal rum, più facile da reperire sull’isola.

Un’altra versione colloca invece la nascita del drink alla fine dell’Ottocento. Durante la guerra tra Stati Uniti e Spagna, il generale William Shafter sarebbe sbarcato con circa 17mila soldati nella baia di Daiquiri, nei pressi di Santiago de Cuba. Assetato dopo lo sbarco, avrebbe chiesto qualcosa da bere in una baracca locale. Trovando il rum troppo forte, lo avrebbe alleggerito con lime e zucchero.

La ricostruzione più diffusa chiama però in causa due figure storicamente documentate: Jennings Stockton Cox, ingegnere statunitense che lavorava in una miniera vicino a Daiquiri, e il collega Francesco Domenico Pagliuchi, di origine italiana. I due, dovendo accogliere un dirigente in visita, prepararono un drink utilizzando ciò che avevano a disposizione: rum bianco, zucchero di canna e lime. Il risultato piacque molto all’ospite e la ricetta iniziò a diffondersi.

Dal Plaza Hotel al Floridita

Dopo l’indipendenza di Cuba, il Daiquiri arrivò rapidamente all’Avana. Emilio “Maragato” González iniziò a servirlo al Plaza Hotel, contribuendo alla sua notorietà. La consacrazione definitiva arrivò però al celebre Floridita.

Il locale era stato aperto nel 1817 con il nome di La Piña de Plata, prima di assumere nel 1914 il nome con cui è conosciuto oggi, scelto per attirare i turisti americani. Qui entrò in scena Constantino Ribalaigua Vert, detto Constante, barman catalano che in seguito divenne proprietario del bar.

A partire dal 1918 Constante iniziò a sperimentare diverse interpretazioni del Daiquiri, arrivando a creare fino a sei varianti. Tra queste comparvero anche quelle numerate, compreso il celebre Daiquiri n.4, passato alla storia come Floridita Daiquiri, oltre all’Hemingway Special, nato originariamente con il nome di Papa Doble.

L’incontro con Hemingway

Una delle storie più note legate al Floridita riguarda Ernest Hemingway. Secondo la leggenda, lo scrittore entrò nel locale per la prima volta quasi per caso, semplicemente per utilizzare il bagno. Notando i Daiquiri colorati sul bancone decise però di provarne uno.

Il cocktail gli piacque, ma fece una richiesta precisa:
«Lo preferirei senza zucchero e con il doppio del rum».

Hemingway temeva infatti di essere predisposto al diabete. Constante soddisfò la richiesta creando il Papa Doble (Papa era il soprannome con cui lo scrittore si faceva chiamare a Cuba).

In seguito la ricetta venne modificata: la quantità di rum fu riportata a un livello più contenuto — pochi avrebbero potuto sostenere 120 ml di rum in un solo drink — e il cocktail venne perfezionato. Da quel momento prese il nome di Hemingway Special, in omaggio allo scrittore.

La diffusione internazionale

Già prima di Hemingway, comunque, gli americani avevano contribuito alla notorietà del Daiquiri. Fino alla rivoluzione castrista, Cuba fu infatti una meta turistica molto frequentata dagli statunitensi.

Questo favorì la diffusione internazionale del cocktail e delle sue varianti. Una delle prime apparizioni della ricetta risale al 1913, nel libro “Straub’s Manual of Mixed Drinks” di Jacques Straub, dove però il nome del drink compariva nella forma “Daiguiri”.

Le principali varianti

Daiquiri n.2

Tecnica: Shake & Strain
Bicchiere: coppetta a cocktail

Ingredienti

  • 60 ml rum cubano bianco
  • 5 ml curaçao
  • 5 ml succo di arancia fresco
  • 15 ml succo di lime fresco
  • 1 cucchiaino zucchero granulato

Garnish: spicchio di lime

Daiquiri n.3

Tecnica: Shake & Strain
Bicchiere: coppetta a cocktail

Ingredienti

  • 60 ml rum cubano bianco
  • 15 ml succo di lime fresco
  • 1 cucchiaino zucchero granulato
  • 5 ml succo di pompelmo rosa fresco
  • 5 ml maraschino

Garnish: spicchio di lime

Può essere servito frappè.

Daiquiri n.4 (Floridita Daiquiri)

Tecnica: Blend
Bicchiere: coppetta a cocktail

Ingredienti

  • 60 ml rum cubano bianco
  • 15 ml succo di lime fresco
  • 5 ml maraschino
  • 1 cucchiaino zucchero granulato

Garnish: spicchio di lime sul bordo del bicchiere oppure ciliegina da cocktail

Servito frappè.

Daiquiri n.5 (Pink Daiquiri)

Tecnica: Shake and Double Strain
Bicchiere: coppetta a cocktail

Ingredienti

  • 60 ml rum cubano bianco
  • 15 ml succo di lime fresco
  • 1 cucchiaino zucchero granulato
  • 5 ml maraschino
  • 5 ml granatina

Garnish: spicchio di lime

Può essere servito frappè.

Hemingway Special (ricetta IBA dal 2011)

Tecnica: Shake and Strain
Bicchiere: doppia coppetta a cocktail

Ingredienti

  • 60 ml rum
  • 40 ml succo di pompelmo
  • 15 ml maraschino
  • 15 ml succo fresco di lime

Daiquiri, Mojito e il presunto messaggio di Hemingway

Il Daiquiri, così come il Mojito, deve certamente parte della propria notorietà a Ernest Hemingway (1899-1961). Lo scrittore trascorse lunghi periodi all’Avana e proprio qui, all’inizio degli anni Cinquanta, scrisse “Il vecchio e il mare”.

A lui viene spesso attribuita la frase:

“My mojito in La Bodeguita. My daiquiri in El Floridita”.

Secondo la tradizione sarebbe stata scritta su un tovagliolo oggi esposto alla Bodeguita del Medio, nella capitale cubana. Tuttavia molte ricerche recenti suggeriscono che si tratti probabilmente di un falso. La frase sarebbe stata realizzata imitando la firma dello scrittore, presumibilmente tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, dall’allora gestore del locale con finalità promozionali.

Anche perché, in realtà, il Mojito non era il drink preferito di Hemingway, nonostante quanto spesso si racconti.

La frase rimane comunque significativa. Hemingway frequentò davvero la Bodeguita, che all’epoca era un punto di incontro per scrittori, politici e intellettuali — tra cui anche Fidel Castro — e divenne un cliente abituale del Floridita dopo aver scoperto il Daiquiri e soprattutto il Papa Doble.

Leggi l’articolo anche su Horecanews.it

ARTICOLI CORRELATI

Most Popular

Recent Comments