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Charlie Chaplin Cocktail: storia e ricetta di un classico dimenticato della mixology americana

Oggi pressoché sconosciuto, il Charlie Chaplin Cocktail è in realtà un classico nato a New York prima del Proibizionismo per celebrare il grande attore e regista. E condannato all’oblio dal maccartismo

Nella vasta enciclopedia della miscelazione internazionale, accanto ai grandi classici codificati dall’International Bartenders Association, esiste un universo parallelo di ricette affascinanti che il tempo ha lasciato nell’ombra. Drink che un tempo brillavano nei menù dei bar più esclusivi, ma che la storia della mixology ha progressivamente accantonato, senza che ci fossero ragioni evidenti legate al gusto o alla qualità della loro composizione.

Il Charlie Chaplin Cocktail appartiene proprio a questa categoria: un perfetto equilibrio tra sloe gin, apricot brandy e agrumi che racconta un’epoca d’oro, quando cinema e bartending iniziavano a dialogare attraverso il linguaggio universale della creatività.

Le radici newyorkesi di un tributo liquido

La genesi di questo drink ci riporta al bar dell’originale Waldorf-Astoria di New York, tempio della miscelazione di lusso prima che il Proibizionismo sconvolgesse il panorama americano. Tra il 1915 e il 1917, un bartender rimasto anonimo creò questa ricetta per omaggiare l’attore che stava conquistando il mondo con il suo inconfondibile personaggio del vagabondo.

La documentazione ufficiale arriva con “The Old Waldorf-Astoria Bar Book” del 1931, che inserisce il cocktail nella sezione “Pre-War Cocktails”, certificandone l’origine precedente alla Grande Guerra. In quel periodo, il locale sulla Quinta Strada era frequentato abitualmente da personalità del nascente star system hollywoodiano, e dedicare drink alle celebrità era pratica comune.

Un dettaglio curioso: Chaplin visitò il Waldorf-Astoria solo nel 1940, quando l’hotel si era già trasferito in Park Avenue (dal 1929) e sull’area del vecchio edificio svettava l’Empire State Building, completato nel 1931.

Dal successo all’oblio (e ritorno?)

Durante il Proibizionismo, il drink sopravvisse grazie agli speakeasy clandestini, per poi riemergere nei bar d’hotel degli anni ’30 e ’40, spesso con piccole modifiche: liquore all’albicocca al posto dell’apricot brandy, limone invece del lime. Ma negli anni ’50, quando l’America di McCarthy mise al bando Chaplin accusandolo di simpatie comuniste, anche il suo cocktail scivolò nell’oblio.

Nel 2002, Dale DeGroff – uno dei padri del cocktail renaissance contemporaneo – lo ha riscoperto e riproposto in “The Craft of the Cocktail”, restituendogli dignità nella letteratura specializzata moderna.

Come preparare il Charlie Chaplin Cocktail

Metodo: Shake and Double Strain
Servizio: coppetta cocktail

Ingredienti:

  • 30 ml apricot brandy Luxardo
  • 30 ml Hayman’s London sloe gin
  • 30 ml succo di limone fresco

Decorazione: twist di scorza di limone

Il risultato è un cocktail dai toni rosati, elegante e bilanciato: la dolcezza rotonda dell’albicocca incontra l’acidità vivace del limone, mentre le note selvatiche del prugnolo aggiungono complessità aromatica senza appesantire il sorso.

L’artista dietro il drink

Sir Charles Spencer Chaplin (1889-1977) fu molto più di un comico geniale. Nato nella povertà londinese, costruì un impero artistico attraverso il personaggio di Charlot, diventando simbolo universale del cinema muto con capolavori come “La febbre dell’oro”, “Luci della città” e “Tempi moderni”.

Cofondatore della United Artists nel 1919, utilizzò la sua arte per denunciare ingiustizie sociali e sfruttamento dei lavoratori. Film come “Il grande dittatore” (1940) e “Luci della ribalta” (1952) testimoniano il suo impegno contro totalitarismi e disuguaglianze. Proprio questo coraggio gli costò l’esilio dagli Stati Uniti nel 1952, quando il clima maccartista lo spinse a trasferirsi in Svizzera con la moglie Oona O’Neill.

Tornò in America solo nel 1972 per ricevere il suo secondo Oscar alla carriera. Morì cinque anni dopo a Corsier-sur-Vevey, lasciando un’eredità cinematografica che continua a parlare al presente con sorprendente lucidità.

Foto di photosforyou da Pixabay

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