Se oggi in Italia termini come cachaça, mezcal e pisco fanno parte del vocabolario di una fascia della miscelazione, ciò è legato anche al percorso costruito da Velier insieme a Luca Gargano negli ultimi decenni: un lavoro che ha unito selezione, distribuzione e narrazione, contribuendo a rendere comprensibili distillati fino ad allora poco diffusi al di fuori di ambienti specialistici.
La storia aziendale mostra passaggi chiave ben definiti. Nel 1991 Velier introduce per la prima volta sul mercato italiano una linea di “white spirits” latinoamericani — cachaça, mezcal e pisco — destinati in particolare a locali e ristoranti etnici emergenti. Tre anni dopo, nel 1994, avvia quella che viene definita la “Movida del Rum in Italia”, iniziando l’importazione di marchi caraibici come Matusalem, Brugal e Cacique, contribuendo ad ampliare la visibilità di una categoria allora marginale nei consumi nazionali. Nel 1995, infine, l’azienda indica l’avvio delle prime importazioni strutturate di mezcal nel Paese.
Per comprendere questo ruolo bisogna risalire alle origini. Velier nasce nel 1947 a Genova, contesto storicamente legato ai traffici commerciali, come piccola impresa familiare dedita all’importazione di vini e liquori. Per molti anni mantiene una struttura distributiva tradizionale. Il cambiamento arriva nel 1983, con l’ingresso di Luca Gargano nella società: da quel momento l’azienda orienta sempre più la propria identità verso distillati di qualità, definendo un posizionamento più preciso.
Negli anni Novanta questo nuovo orientamento emerge in modo evidente nel lavoro sul rum. L’approccio non si limita all’importazione: Gargano visita distillerie, costruisce rapporti diretti con i produttori, seleziona botti e introduce imbottigliamenti integrali, spesso a grado pieno. Questo modello, che integra distribuzione, selezione e racconto, contribuisce a modificare la percezione della categoria nel mercato italiano.
Luca Gargano e la costruzione delle categorie
Nel corso di questo percorso, Luca Gargano assume anche un ruolo di divulgatore. Un esempio significativo riguarda i rhum agricole: quando Velier ne avvia l’importazione, il termine è poco noto in Italia al di fuori di un pubblico ristretto. Attraverso attività di formazione e degustazioni comparative, Gargano chiarisce le differenze rispetto ai rum da melassa, valorizzando anche le denominazioni d’origine come l’AOC Martinique.
Un’impostazione simile caratterizza il lavoro sui rum del Demerara e il recupero delle scorte della distilleria Caroni nei primi anni Duemila, operazione che contribuisce a riportare attenzione su un marchio dimenticato. Nel 2015 Gargano propone inoltre una classificazione del rum fondata su materia prima e metodo produttivo — tra cui categorie come Pure Single Rum e Single Blended Rum — con l’obiettivo di rendere più leggibile un settore spesso percepito come poco trasparente. Nello stesso periodo nascono progetti come Habitation Velier, caratterizzati da etichette tecniche con informazioni dettagliate su fermentazioni e distillazione.
Triple A: venticinque anni di un manifesto culturale
Il protocollo Triple A (Agricoltori, Artigiani, Artisti) prende forma nel 2001, quando Luca Gargano definisce un manifesto destinato a diventare un riferimento nel contesto dei vini naturali in Italia. Presentato ufficialmente nel 2003, si configura come criterio di selezione dei produttori piuttosto che come certificazione formale.
Il modello si basa su tre principi: centralità della materia prima, lavoro artigianale e visione creativa. Nel tempo Triple A evolve in una piattaforma culturale oltre che distributiva, proponendo un decalogo operativo che include pratiche agricole rispettose del suolo, raccolta a maturazione fisiologica, fermentazioni spontanee e interventi tecnici limitati. L’obiettivo è mantenere coerenza tra produzione e risultato finale, senza ricorrere a standardizzazioni. Oggi il progetto coinvolge oltre cento produttori tra Italia e altri Paesi.
Un percorso di crescita
Lo sviluppo aziendale è progressivo e documentato. Da una realtà che negli anni Ottanta registrava fatturati contenuti, Velier supera i 143 milioni di euro nel 2022, mantenendo una struttura indipendente e una forte impronta curatoriale. Nel 2018 l’azienda emette un minibond da 6 milioni di euro quotato su ExtraMOT PRO, operazione legata al processo di espansione. La trasformazione è quella di un’impresa familiare che ha raggiunto dimensioni rilevanti pur conservando una guida diretta.
Questa continuità emerge anche nelle scelte più recenti: attenzione verso marchi con identità definita, investimento nella formazione e sviluppo del segmento analcolico.
Mixology Attraction: Velier tra portafoglio e mercato
Durante Mixology Attraction a Rimini, un confronto con Giacomo Bombana — membro del team di comunicazione di Luca Gargano e di Velier — ha toccato diversi temi legati alle strategie attuali.
Nuovi ingressi a catalogo
Tra le novità dell’anno figura l’inserimento del limoncello Piemme – Piacere Mediterraneo in sostituzione di Villa Massa. Si tratta di un’azienda familiare che produce, oltre al limoncello, anche Gin Costiera e altri liquori legati al territorio.
Fever-Tree nel formato da 150 ml
Una delle introduzioni più evidenti riguarda il formato da 150 ml delle toniche Fever-Tree, pensato per il servizio del Gin & Tonic. Il formato consente porzioni controllate, riduzione degli sprechi e maggiore praticità sia nel fuori casa sia nella distribuzione.
Formazione e perfect serve
Nel nuovo catalogo commerciale compaiono QR code collegati a 29 video dedicati ai perfect serve dei cocktail classici. Il concetto include non solo la ricetta ma anche bicchiere, ghiaccio, garnish e presentazione, con l’obiettivo di uniformare gli standard di servizio tra locali.
Analcolico: da alternativa a segmento strutturale
All’interno dello stand, il menu comprende esclusivamente cocktail classici, con una presenza significativa di versioni analcoliche. L’attenzione verso questo ambito risale all’introduzione in Italia di Seedlip, definito come il primo distilled non-alcoholic spirit e lanciato nel 2015 dal britannico Ben Branson.
Nel tempo l’offerta si è ampliata fino a includere nuove referenze come Hyper Low Gin di Winestillery, un concentrato aromatico in gocce progettato per riprodurre il profilo sensoriale del gin tonic senza alcol.
Nel complesso, il percorso di Velier evidenzia una traiettoria che unisce distribuzione, selezione e formazione, delineando un ruolo che nel tempo è passato da realtà locale a presenza riconosciuta nel panorama internazionale degli spirits.

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