mercoledì, Febbraio 25, 2026
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I grandi classici al centro della nuova drink list di Oro Bistrot

Daniele Zandri presenta "Back to the Bar" all'Oro Bistrot di Roma: otto signature cocktail ispirati ai classici dimenticati, più quattro analcolici.

Con “Back to the Bar” Daniele Zandri firma una drink list che rimette al centro la storia della miscelazione: otto signature cocktail ispirati a ricette tra fine Ottocento e metà Novecento, ciascuno studiato nella versione originale, analizzato nella struttura e poi reinterpretato con tecniche contemporanee — infusioni, chiarificazioni, nuove texture e alleggerimento del tenore alcolico. Il progetto prende forma all’Oro Bistrot dell’NH Collection Fori Imperiali di Roma, dove Zandri opera dal 2023 dopo un percorso nell’hôtellerie di lusso e nell’alta gamma.

Il metodo è preciso: ogni ricetta viene assaggiata prima in versione originale, poi analizzata con il team per comprenderne struttura e potenziale evolutivo. Solo dopo arriva l’intervento moderno, calibrato per mantenere intatto il legame con il drink di partenza pur modificandone bevibilità e bilanciamento.

Tra i casi più interessanti sul piano tecnico, lo Stingless rielabora il classico Stinger — cognac e crème de menthe — attraverso un’infusione di menta e dragoncello e una chiarificazione allo yogurt ai mirtilli, che smussa la pungenza evocata dal nome originale restituendo un profilo più morbido e contemporaneo. Il Brewery N.1 evolve il Tipperary N.1 a base di Irish whiskey integrando la birra come riferimento culturale e modificando struttura e bevibilità. Il Flaco parte dal Batanga messicano — drink ruvido e fortemente alcolico, tradizionalmente miscelato con un coltello — trasformandolo in una versione più elegante nel bicchiere e nel gusto, con un elemento scenografico commestibile che racconta la storia del bartender che rese celebre l’originale. Il Tenshi no Kao (“volto d’angelo”) è una reinterpretazione in chiave giapponese dell’Angel Face, cocktail storico raramente oggetto di twist: una sfida tecnica e culturale che rappresenta bene la cifra stilistica di Zandri, dove rispetto per l’originale e libertà creativa convivono.

La filosofia alla base della lista guarda a una mixology più consapevole: molti dei classici di riferimento nascevano come after dinner potenti, qui ripensati con strutture più leggere e armoniche per accompagnare l’intera serata. Anche l’estetica è parte del progetto — bicchieri dalle linee leggere, colori calibrati, decorazioni non invasive — così come i nomi, costruiti su traduzioni, contrasti e rimandi ironici pensati per supportare il racconto in sala.

Quattro drink analcolici completano la lista, sviluppati con lo stesso approccio creativo e narrativo dei signature: tè, radici ed estrazioni botaniche per garantire complessità aromatica e dignità tecnica anche a chi sceglie di non consumare alcol, senza rinunciare all’esperienza del cocktail bar.

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