Al Salone del Vermouth 2026 (21 e 22 febbraio, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino) Ballor compie 170 anni e li festeggia nella città in cui tutto ebbe inizio. Un anniversario che si intreccia con i 240 anni dalla nascita ufficiale del Vermouth (1786), di cui Torino resta culla indiscussa — e con una terza edizione del Salone che si conferma appuntamento imprescindibile per chi lavora e ragiona intorno a questo prodotto.
Fondato nel 1856 e cresciuto in notorietà sotto la guida di Paul Ballor insieme ai soci Freund e Roussette, il brand nasce nel pieno dell’epoca d’oro del Vermouth piemontese, quando i liquoristi torinesi godevano di fama internazionale e il Vermouth si imponeva come simbolo di eleganza, cultura e ritualità dell’aperitivo. Oggi Ballor è parte di Bonollo 1908, storica realtà del panorama spirits italiano, che ha riportato alla luce il marchio valorizzandone l’identità originaria e reinterpretandone lo spirito con sensibilità contemporanea, nel rispetto di un know-how ultra centenario.
Il Salone del Vermouth, ideato e curato da Laura Carello, si conferma primo e unico appuntamento italiano interamente dedicato a questa eccellenza. L’edizione 2026 si propone come piattaforma strategica per la valorizzazione culturale ed economica del prodotto, contribuendo allo sviluppo turistico ed enogastronomico della città e rafforzando il legame profondo tra Vermouth e territorio piemontese, con i produttori al centro del racconto.
Per chi si occupa di miscelazione, il Vermouth Ballor merita attenzione sul piano tecnico. Il prodotto è ottenuto miscelando al vino un estratto ricavato da un blend di erbe — con gli assenzi come elemento più caratterizzante — spezie e altri composti vegetali naturali. Ogni partita segue tempi precisi, scrupolosamente rispettati e controllati dal Master Blender, che autorizza il confezionamento solo al raggiungimento della complessità aromatica desiderata e del corretto bilanciamento di tutti gli ingredienti.
Il profilo che ne risulta è intenso e vivace: note speziate prevalenti di chiodi di garofano e cannella, sentori fruttati di dattero e arancia candita, fino alle note marsalate conferite dal vino. Versatile in miscelazione come base per aperitivi di qualità, eccelle anche liscio, alla moda piemontese dell’Ottocento — la stessa con cui lo beveva Paul Ballor, che per il suo Vermouth conquistò 13 medaglie d’oro e 12 diplomi d’onore.


