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Cosmopolitan: dal bancone di San Francisco all’icona pop di “Sex and the city”

Dal bancone di un locale del Minnesota alla fama mondiale: la storia del cocktail rosa Cosmopolitan, tra mixology e cultura pop.

Il Cosmopolitan rappresenta una delle icone indiscusse della mixology degli anni ’90, un drink dal caratteristico colore rosa che ha saputo conquistare il grande pubblico grazie a una perfetta combinazione di vodka al limone, Cointreau, lime fresco e succo di cranberry. La sua ascesa planetaria è stata amplificata dall’entertainment mondiale, ma le origini di questo cocktail affondano le radici in una storia articolata che attraversa tre decenni e diverse città americane.

Le origini: Minnesota, 1975

La genesi del Cosmopolitan moderno si colloca nel 1975, quando Neal Murray, bartender presso la Cork’n Cleaver Steakhouse di Golden Valley, Minnesota, elaborò una variazione del classico Kamikaze. L’intuizione fu quella di aggiungere succo di cranberry al mix di vodka e triple sec Leroux, creando quella tonalità rosa brillante destinata a diventare iconica.

La ricetta originaria prevedeva vodka, triple sec Leroux, rose’s lime Cape Codder’s e sciroppo di cranberry, configurandosi come un’evoluzione creativa del Kamikaze tradizionale. Murray giustificò l’aggiunta spiegando al cliente che il cocktail base necessitava di maggiore vivacità: la reazione entusiasta dell’avventore, che esclamò “How Cosmopolitan!”, determinò il nome del drink, con un riferimento alla celebre rivista statunitense pubblicata dal 1886.

L’approdo sulla West Coast

Verso la fine degli anni ’70, Murray si trasferì a San Francisco per intraprendere studi di psicologia, finanziandosi attraverso il lavoro nell’hospitality. Durante questo periodo, il Cosmopolitan iniziò a diffondersi nei locali della città californiana, particolarmente nei gay bar. Tuttavia, in questa fase la ricetta subì delle modifiche dettate da ragioni economiche: molti bartender sostituirono il succo di cranberry con la più economica granatina.

Fu proprio questa versione “californiana” che Paddy Mitten, bartender britannico, portò con sé nel 1987 al Lite Cafè di Manhattan, introducendo a New York quello che definiva il “Martini rosa di San Francisco”. Mitten avrebbe poi raccontato di aver servito questo cocktail a celebrità del calibro di Madonna e Sarah Jessica Parker, quest’ultima durante le riprese dell’episodio pilota di “Sex and the city”.

La reinvenzione firmata Toby Cecchini

Il passaggio decisivo avvenne all’Odeon, uno dei locali più trendy della Grande Mela sul finire degli anni ’80. Qui operava Toby Cecchini, giovane bartender venticinquenne destinato a lasciare un segno profondo nella storia della mixology contemporanea. Venuto a conoscenza della versione californiana del cocktail tramite una collega, Melissa Huffsmith, che aveva lavorato proprio al Lite Bar, Cecchini decise di rielaborarlo completamente.

Nel suo libro autobiografico “Cosmopolitan, a bartender’s life” (2003), Cecchini descrisse senza mezzi termini la formula che gli era stata proposta: “Era un drink terribile – fatto con Vodka, Granatina e Rose’s Lime. Però era molto bello da vedere, così ho deciso di modificarlo!”. La sua operazione fu radicale: eliminò la granatina e il rose’s lime, optando per Vodka Absolut Citron, lime spremuto al momento, Cointreau e succo di cranberry per la colorazione. La tecnica di shakerata prolungata ed energica conferiva al risultato finale quella consistenza opaca e schiumosa che divenne uno dei tratti distintivi del Cosmopolitan contemporaneo. Cecchini stesso precisò: “Non ho inventato il drink, ho creato il Cosmopolitan che si beve oggi”.

Il contributo di Dale DeGroff

Parallelamente, un altro protagonista del bartending newyorkese stava lavorando sulla propria interpretazione del Cosmopolitan: Dale DeGroff, al Rainbow Room, aumentò la proporzione di cranberry ottenendo una tonalità più intensa, tendente al rosso, e introdusse come guarnizione una buccia di arancia fiammeggiata, elemento che divenne la sua firma personale. Proprio al Rainbow Room, nel 1996, Madonna fu immortalata con un Cosmo in mano, contribuendo ad amplificare la visibilità del cocktail.

Il riconoscimento ufficiale: la ricetta IBA

Nonostante fosse già un cult drink negli anni ’90, l’International Bartenders Association inserì il Cosmopolitan nella propria lista ufficiale solamente nel 2004, durante la terza revisione degli standard. La formula codificata corrisponde sostanzialmente a quella elaborata da Cecchini:

Metodo di preparazione: Shake and Strain
Servizio: coppetta da cocktail ghiacciata

Dosi:

  • 40 ml vodka al limone
  • 15 ml Cointreau
  • 15 ml succo di lime fresco
  • 30 ml succo di cranberry

Guarnizione: twist di limone

Il fenomeno “Sex and the city”

La popolarità del Cosmopolitan esplose definitivamente grazie alla serie televisiva “Sex and the city”, tratta dal romanzo di Candace Bushnell e trasmessa dal 1998 al 2004 per un totale di 94 episodi. Il cocktail rosa divenne parte integrante della narrazione, consumato abitualmente dalle protagoniste durante i loro incontri nei bar di Manhattan, con particolare predilezione da parte di Carrie Bradshaw, interpretata da Sarah Jessica Parker.

Per ragioni di product placement, sullo schermo appariva la vodka Grey Goose, brand super premium lanciato nel 1997. Un dettaglio curioso: durante le riprese, gli attori consumavano in realtà semplice succo di cranberry diluito, per evitare gli effetti dell’alcol durante le lunghe sessioni di lavoro.

La serie ha generato diversi sequel cinematografici (2008 e 2010), nei quali tuttavia il Cosmopolitan aveva praticamente ceduto il passo ad altre tendenze, e la nuova produzione televisiva “And just like that…” (2021-2025), dove il drink rosa ha ritrovato spazio accompagnando le protagoniste ormai cinquantenni in una New York molto diversa da quella dei loro trent’anni. Dopo essere stato quasi dimenticato nella prima stagione del revival, il Cosmopolitan è tornato con maggiore frequenza nelle successive.

Twist e variazioni

Il Cosmopolitan, già di per sé una variante del Kamikaze, ha ispirato numerose reinterpretazioni:

  • Metropolitan: sostituisce il Cointreau con crème de cassis
  • Rude Cosmopolitan: utilizza tequila invece della vodka
  • Purple Rain: impiega blue curaçao al posto del Cointreau
  • Barbados Cosmopolitan: creato dallo stesso Neal Murray intorno al 1985, con rum chiaro dorato (37,5 ml), triple sec (22,5 ml), lime fresco (15 ml) e cranberry (45 ml)

Alcuni bartender hanno anche riproposto il Cosmopolitan 1934, basato sulla ricetta pubblicata nel volume “Pioneers of mixing at élite bars” di Charles Christopher Mueller, con gin, limone e sciroppo di lamponi. Sebbene porti lo stesso nome, si tratta sostanzialmente di una preparazione completamente differente, che aveva ben poco in comune con la formula contemporanea prima di cadere nell’oblio.

Il successo del Cosmopolitan testimonia come un drink possa trascendere la dimensione puramente tecnica della mixology per diventare fenomeno culturale, capace di rappresentare un’epoca e uno stile di vita che continua a esercitare fascino anche a distanza di decenni.

Photo Credits: Nicole Cavazzuti

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