Il 21 marzo è il World Vermouth Day, la giornata internazionale dedicata al vino aromatizzato nato a Torino nel 1786 per mano di Antonio Benedetto Carpano, il quale diede forma a una ricetta che affondava le radici nell’ippocrasso di Ippocrate — un vino aromatizzato con erbe, spezie e miele diffuso nella Grecia classica e nell’antica Roma. Da aperitivo di corte sabaudo, il vermouth è divenuto nel tempo uno degli ingredienti cardine della mixology internazionale, insostituibile in classici come il Negroni e l’Americano. Oggi vive una stagione di rinnovato protagonismo, con twist creativi che ne estendono l’utilizzo dall’aperitivo ai pasti fino al dopo cena.
La sua forza risiede nella capacità di trasformare vini giovani ad alta gradazione in un prodotto dalla ricetta personalizzabile, grazie a una selezione e un bilanciamento attenti delle botaniche. Un’identità duttile che ha permesso al vermouth torinese di attraversare secoli e confini, ispirando bartender e chef in contesti sempre più eterogenei.
Azotea, Torino: dal calice al piatto
Tra le realtà più interessanti del panorama torinese, Azotea — cocktail-restaurant nikkei segnalato dalla Guida Michelin e tra i Top 500 Bars 2024 — declina il vermouth tanto nei drink quanto nei dessert. Il bar manager Matteo Fornaro e lo chef Alexander Robles fondono piatti di contaminazione giapponese e peruviana con una selezione di sips — drink in quantità ridotta — abbinati al percorso gastronomico. Per il World Vermouth Day, il locale propone Maiko, un dessert con namelaka al miso e miele di eucalipto, gelée al kiwi, sambuco e vermouth bianco, e sablè al lime. Sul versante cocktail, Giardiniera è un drink vegetale, acetico e aromatico a base di Vermouth Dry Carpano, giardiniera, mela e mostarda di frutta.
Opera, Torino, e Cascina Tetti Battuti, Chieri: il vermouth di famiglia
La famiglia Cometto, proprietaria del ristorante Opera a Torino — segnalato dalla Guida Michelin — celebra il World Vermouth Day presentando il Vermouth Bianco di Torino Tetti Battù, prodotto da Cascina Tetti Battuti di Chieri, storica azienda di famiglia. Ottenuto dal 75% di Chardonnay da vigneti di proprietà, il vino aromatizzato presenta un profilo definito da assenzio romano, vaniglia, liquirizia, fiori di zagara e salvia. Confermato per il 2026 anche il Vermouth di Torino Rosso Tetti Battù, con achillea moscata e arancio amaro e tre varietà di artemisia — assenzio gentile, pontico e romano — a costruire profondità aromatica. Al ristorante Opera, entrambe le etichette possono essere degustate in purezza come aperitivo con gli amuse bouche dello chef Stefano Sforza, a fine pasto con la piccola pasticceria, o nei classici della miscelazione realizzati dal maître Francesco Baiano, tra cui Negroni e Americano.
Velvet, Verona: il vermouth torinese oltre i confini regionali
Al piano terra di Palazzo Soave, edificio quattrocentesco nel cuore di Verona, Velvet ha aperto a dicembre 2024 con una proposta drink curata dal bar manager Samuele Pica: basi classiche e contaminazioni contemporanee, con ingredienti che spaziano da miele, fiori e germogli a frutti esotici, spezie e spirits premium — dai più noti whiskey e vodka fino a sakè e pisco. Per celebrare il World Vermouth Day, il cocktail bar propone Vita nova, un twist sul classico Vermouth e soda realizzato con 9 di Dante Paradiso Vermouth rosé, uno sherbet di limone e verbena, e soda. Il ghiaccio è sostituito da acini d’uva congelati, per ottenere raffreddamento senza diluizione e richiamare il vino aromatizzato attraverso l’utilizzo in purezza del suo ingrediente principale.


