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”La carta deve emozionare, ma anche vendere”: la visione di Cesar Araujo di BOB Milano

Nel cuore dell’Isola, uno dei quartieri più creativi di Milano, BOB Milano si distingue per un approccio alla mixology narrativo e identitario. Cocktail bar con cucina orientale, il locale ospita dietro il bancone Cesar Araujo, bar manager visionario che ha trasformato la carta dei drink in un racconto per capitoli. Lo abbiamo incontrato per capire come si costruisce un menù che è anche esperienza, relazione e strategia.

La nuova drink list

Cesar, partiamo dal nuovo menù: come nasce questo secondo volume?
Lo abbiamo pensato come un’evoluzione narrativa. Il primo volume ha introdotto il nostro linguaggio, il secondo approfondisce le suggestioni estetiche, culturali e gustative. È costruito come un libro, con testi curati da Diego Ferrari e illustrazioni originali. Ogni cocktail è un capitolo da bere.

Cocktail: tra low alcohol e whisky experience

Che tipo di drink troviamo in carta?
Nove signature, suddivisi per “rosa dei venti” gustativa: Sour, After-dinner, Bitter e Aperitivo. Sono twist on classic contemporanei, con grande attenzione a profumi, texture e gradazioni più leggere.

Low e free alcohol: trend o strategia?
Entrambe. La permanenza al tavolo è aumentata, ma lo scontrino medio è sceso. Il low alcohol ci permette di seguire il cliente lungo tutto il percorso, senza appesantirlo e mantenendo la sostenibilità economica.

E il whisky?
È una nostra firma. Abbiamo due sezioni dedicate a Old Fashioned e Whiskey Sour, ognuna declinata in quattro etichette diverse. Dal Wild Turkey ai torbati giapponesi: è una whisky experience guidata, ma non imposta.

L’identità dietro ogni drink

Come viene accolta questa proposta dal cliente?
Molto bene. Il nostro ospite tipo cerca qualità, varietà e leggerezza. Non esce tutte le sere, quindi quando lo fa vuole un’esperienza completa. Per questo il drink deve essere buono, raccontato e diverso.

Cosa significa costruire una carta efficace oggi?
Equilibrio tra creatività e business. Ogni cocktail ha una funzione nel menù: alcuni per stupire, altri per fidelizzare. C’è chi cerca l’instagrammabilità, chi la ripetibilità. Serve una visione ampia.

Connessioni, formazione e comunicazione

Le guest shift fanno parte della vostra strategia?
Assolutamente. Almeno due al mese. Sono momenti fondamentali per creare rete, motivare il team e incuriosire il cliente. Molti ci chiedono: “Chi ci fate conoscere questa settimana?”.

Quanto contano i social per BOB?
Moltissimo. Sono un’estensione dell’esperienza. Ci aiutano a raccontare, anticipare, fissare i ricordi. E incidono anche sul business: oggi oltre il 50% delle prenotazioni arriva da lì.

E le prenotazioni?
Gestiamo anche gruppi da 30 persone. L’attenzione comincia al telefono: la customer experience parte già dalla prima risposta.

Il menù è anche formazione?
Sì. È uno strumento per il cliente e per il team. Ogni drink ha una storia, e chi lo serve deve conoscerla. È un modo per crescere e consolidare la cultura interna.

Il futuro: un tuffo negli anni ’80 e ’90

La prossima carta?
È pronta: sarà un omaggio ai grandi classici anni ’80 e ’90 – Cosmopolitan, Amaretto Sour, B52 – reinterpretati con il nostro stile, ma nel rispetto dell’originale.

Le preferenze di Araujo

I cocktail classici più richiesti?
Old Fashioned, Whiskey Sour, Negroni. E tra gli aperitivi: Americano, Sbagliato, Spritz.

Tre locali da non perdere in Italia?
L’Antiquario a Napoli per il servizio, Drink Kong a Roma per l’innovazione, e Rita a Milano per coerenza e accoglienza.

I signature Cocktail di BOB Milano

LAROCHE
Roku Japanese Gin, Violetta & Pera speziata, Tonica 1 PercentoLab
Floreale, delicato, effervescente

PICKFAIR
Santa Teresa Rum, Maraschino, Melograno & Lapsang Tea, Ananas
Intenso, fruttato, affumicato

PLAZA HOTEL
Espolon Tequila Blanco, Trois Rivières Rhum, Lemongrass & Chiodi di Garofano
Agrumato, speziato, aromatico

PICK ME UP
Altamura Vodka, Giardiniera Cordial Imperial, Idrato di Pomodoro
Vegetale, umami, gastronomico

TRAVELER
Pisco 1615 Quebranta, Cachaça, Menta & Cetriolo, Lime
Fresco, erbaceo, dissetante

CANON 75
Brugal 1889 Rum, Banana & Macis, Champagne
Fruttato, tropicale, frizzante

DANDY
Vecchia Romagna “Tre Botti”, Select, Rosso Antico Vermouth, Cacao & Funghi
Terroso, amaro, concettuale

KILLER OR CURE
Bulldog Gin, Dry Vermouth, La Yuzu Japanese Liqueur, Cordial Bob

Omaggio al Corpse Reviver, classico-contemporaneo con twist giapponese

Il nostro preferito

Killer or Cure è il drink che ci ha conquistati. Un omaggio al Corpse Reviver #2, con Bulldog Gin, vermouth secco, yuzu e cordial della casa. Classico nella struttura, moderno nell’anima.

Leggi l’articolo anche su Horecanews.it e FoodyBev.com

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