Dalla Cina antica all’India dei Veda, dalla Persia di Alessandro Magno fino alla leggendaria Biblioteca di Alessandria: la distillazione ha percorso tremila anni di storia come sapere iniziatico, rituale sacro e conquista scientifica. Un’arte che ha unito popoli e culture, sopravvivendo a roghi e censure per arrivare fino a noi. Scopriamo insieme questo affascinante viaggio che ha trasformato una tecnica alchemica in sofisticata espressione del gusto.
Dove tutto ebbe inizio: l’Asia e i primi vapori
Tutto comincia circa 4500 anni fa, nel cuore dell’Asia. Siamo intorno al 2500 a.C., quando le civiltà più avanzate del continente iniziano a comprendere il potenziale della condensazione del vapore. Non è ancora distillazione nel senso moderno, ma è l’intuizione che cambierà per sempre il rapporto dell’uomo con le sostanze, i profumi, gli spiriti.
Daquel momento, questa pratica quasi magica inizia un’odissea straordinaria: attraverserà culture, religioni, imperi. Diventerà molto più di una semplice tecnica produttiva.
La Via della Seta: autostrada del sapere liquido
Le rotte commerciali non trasportavano solo merci preziose. Lungo la Via della Seta, per terra e per mare, dalla Cina verso l’India, attraverso il Sud-est asiatico, fino alla Persia e all’Egitto, viaggiavano intuizioni, scoperte, metodi. Un patrimonio immateriale prezioso quanto l’oro.
Nel subcontinente indiano, la distillazione assume subito una connotazione spirituale profonda. I testi vedici, scritti in sanscrito e vecchi di millenni, descrivono bevande rituali fermentate e distillate. Tra queste spicca il soma, liquore sacro ottenuto da una pianta medicinale utilizzata anche nell’ayurveda. Questa bevanda era considerata nettare degli dei, capace di conferire l’immortalità, e veniva offerta al dio Indra durante cerimonie solenni. La distillazione, dunque, era già percepita come pratica trasformativa, carica di potere mistico.
Quando l’Oriente incontrò l’Occidente: l’impero di Alessandro
Con la fusione tra tradizione vedica e induismo, la distillazione perde gradualmente il suo carattere esclusivamente religioso. Diventa anche piacere, esplorazione sensoriale, sperimentazione tecnica.
Verso il 150 a.C., nelle città di Taxila e Charsadda, nell’attuale Pakistan settentrionale, gli archeologi hanno scoperto alambicchi perfezionati destinati alla produzione di liquori. Nel frattempo, commerci e conquiste militari diffondono queste conoscenze in Anatolia, Siria, Fenicia, Mesopotamia, fino al Nordafrica.
Il grande catalizzatore fu Alessandro Magno. Durante le sue campagne militari in India, il condottiero macedone scoprì le bevande alcoliche locali e ne rimase talmente colpito da diffonderne la conoscenza in tutto il suo vasto impero. In Grecia, tuttavia, la distillazione restò principalmente legata all’estrazione di essenze aromatiche: un seme gettato nel terreno fertile della cultura ellenica, ma non ancora pronto a fiorire.
Alessandria d’Egitto: il laboratorio del mondo antico
Dopo la morte di Alessandro, il testimone della conoscenza passò ai suoi successori. Tolomeo I, divenuto sovrano d’Egitto, fondò la leggendaria Biblioteca di Alessandria: un progetto ambizioso e visionario per radunare e tradurre in greco l’intero sapere del mondo conosciuto. Testi persiani, sanscriti, indiani confluirono in questo straordinario centro culturale. Demetrio di Falero, filosofo e consigliere del re, ne fu il primo custode.
In questo contesto fertile, la distillazione visse la sua età dell’oro. Le tecniche si perfezionarono, i saperi si contaminarono, le conoscenze vennero codificate e diffuse. Alessandria divenne il laboratorio del mondo antico, dove Oriente e Occidente si fondevano in un’alchimia di esperimenti, intuizioni e visioni rivoluzionarie.
Il buio dopo la luce: censura e oblio
Ma ogni età dell’oro ha il suo tramonto. Nel 296 d.C., l’imperatore Diocleziano ordinò la distruzione dei trattati alchemici, temendo che potessero diffondersi dottrine sovversive sulla trasmutazione dei metalli. Era l’inizio della fine per la grande Biblioteca.
Con l’affermazione del Cristianesimo come religione di Stato, la cultura “pagana” venne progressivamente emarginata. Il sapere migrò dalle biblioteche pubbliche alle celle monastiche, dove alcuni religiosi illuminati preservarono ciò che poterono. Nel 389 d.C., secondo diverse fonti storiche, i resti della Biblioteca di Alessandria furono devastati. Le lingue classiche della cultura orientale – greco, arabo, persiano – vennero considerate pericolose per il popolo.
Eppure, nonostante roghi e censure, qualcosa sopravvisse. Grazie a pochi custodi coraggiosi della memoria, il sapere della distillazione attraversò i secoli bui del Medioevo, pronto a rinascere sotto nuove forme durante il Rinascimento e oltre.
(Fonte – Viaggio di Spirito: la storia del bere di Jared Brown e Anistatia Miller)


