La frase di apertura non lasciava scampo: «Oggi faremo un Gin Tonic con il nostro Candegin: per lavare i vostri panni… ma anche i vostri drink.» In un contesto B2B, dove la maggior parte degli stand punta su espositori, roll-up e brochure, una battuta così — lanciata con il ritmo di un venditore al mercato — era sufficiente a fermare il passo. E funzionava.
Il banco come palco
Lo stand Candegin non puntava sulla grandezza. Puntava sulla regia. Il banco era un palco, la demo era uno spettacolo con una struttura precisa: si annunciava un classico che chiunque conosce — il gin tonic — e subito dopo si spostava l’aspettativa. Non un invito a degustare, ma un invito a guardare. La differenza tra i due approcci è sostanziale: uno è passivo, l’altro trasforma il visitatore in spettatore di un micro-evento. Ed è lì che uno stand piccolo può battere uno stand grande.
La costruzione del drink, passo dopo passo
La preparazione partiva in modo ordinato: gin, ghiaccio, tonica. Poi arrivavano gli elementi capaci di sorprendere. L’aria di sale Maldon veniva raccontata con un’immagine immediata — la schiuma di una lavatrice — e nel frattempo veniva spiegata per quello che fa davvero: spingere il gusto. Tecnica e narrazione si tenevano insieme senza che l’una sopraffacesse l’altra.
La parte olfattiva arrivava dopo: vaporizzazione agrumata, richiami mediterranei. E l’esperienza non si chiudeva nel bicchiere: la cialda di arancia disidratata si mangiava insieme al drink, non come decorazione, ma come gesto aggiuntivo che estendeva la percezione sensoriale.
La scelta che trasforma lo spettatore in protagonista
Il momento più efficace era anche il più semplice. Una frase — «La vita è fatta di scelte» — e l’entrata in scena di una pastiglia rossa e una pastiglia blu, rimando diretto all’immaginario di Matrix. Chi sceglie, si ricorda di aver scelto. È una meccanica narrativa elementare, ma raramente usata dietro un banco da fiera.
Il colpo visivo finale
A chiudere il cerchio arrivava la dimostrazione cromatica: un liquido trasparente che scuriva — «è arrivata la macchia» — seguito da un intervento che ripristinava il colore originale. Prova visiva, metafora di prodotto e memoria visiva in un solo gesto.
Chi c’era dietro al banco
Reggere questo tipo di performance richiede più di un buon copione. Gian Maria Ciardulli, proclamato barman dell’anno secondo Mixer al Convegno Nazionale AIBES (Roma Marriott Park Hotel, novembre 2023), sapeva tenere insieme mano, voce e pubblico mentre lavorava. Esattamente quello che serve quando si hanno pochi secondi per catturare l’attenzione.
Il prodotto
Candegin costruisce il proprio immaginario attorno al mondo del candeggio — pulito, macchia, lavatrice — e lo porta dentro il bicchiere con coerenza. Il distillato è prodotto presso Distilleria Alma a Modica e contiene ginepro, coriandolo, liquirizia, iris, yuzu, mela, fico d’India, salvia, pepe di Sichuan e tè verde. È disponibile in bottiglie da 50 cl, con gradazione al 40% vol, a 43 €.
La lezione
In fiera attira l’attenzione chi lascia addosso qualcosa che si riesce a raccontare in dieci secondi. A Mixology Attraction, allo stand Candegin, non si è visto solo un gin tonic: si è visto un modo di fare show.


