Un drink ispirato dal pane tostato con la marmellata? Esattamente. Il Breakfast Martini è una delle creazioni più iconiche di Salvatore Calabrese, bartender italiano conosciuto in tutto il mondo come “The Maestro“. Questa ricetta, che combina gin, triple sec e marmellata d’arancia, nasce da un momento di vita quotidiana e dimostra come l’ispirazione possa arrivare dai gesti più semplici. Vediamo come è nato questo signature drink e perché porta un nome che richiama il Martini pur essendone distante.
Le origini del drink
Salvatore Calabrese, pur vivendo a Londra dal 1980, non ha mai abbandonato le sue radici italiane, specialmente a tavola. “La mattina, l’unica cosa che voglio è un caffè e via”, ha raccontato più volte nelle interviste. Ma fu proprio sua moglie inglese Sue (Susan) a giocare un ruolo determinante nella nascita di questo cocktail.
“Mia moglie mi invitava a fare colazione all’inglese, ma io volevo sempre e solo caffè. Poi un giorno – era il ’96 – mia moglie mi diede un toast con la marmellata e io lo mangiai. Dopo, non feci nient’altro che portarmi la marmellata al lavoro”, ha raccontato Calabrese all’amico bartender Dom Costa (scomparso nel 2023).
Era il 1996 e Salvatore lavorava al Library Bar del prestigioso hotel The Lanesborough nella capitale britannica. Quel sapore dolceamaro rimasto sul palato dopo la colazione lo portò a sperimentare: utilizzò la marmellata inglese insieme al gin, Cointreau e alcune gocce di succo di limone. Ne uscì un cocktail raffinato ed elegante, proprio come il suo creatore.
Un precedente storico
Interessante notare che già nel 1930 esisteva una ricetta simile. Harry Craddock, nel suo leggendario “The Savoy cocktail book” (riferimento imprescindibile per la storia della mixology), aveva pubblicato il Marmalade Cocktail: una preparazione per 6 persone con 2 cucchiai di marmellata dolce d’arancia, succo di 1 limone grande (o 2 piccoli) e 4 bicchieri di gin. Non è chiaro se Craddock stesso inventò questa ricetta o si limitò a trascriverla.
Calabrese ha sempre affermato di non aver mai conosciuto quella ricetta e che la sua ispirazione venne esclusivamente dalla tipica colazione britannica. Il Breakfast Martini è diventato uno dei suoi signature più riconoscibili, tanto da comparire recentemente nella drink list di Villa Igiea a Palermo, realizzata con la sua collaborazione.
Perché si chiama “Martini”?
“Se devo dire, secondo me la fortuna di questo cocktail è stato il nome”, ha dichiarato lo stesso Calabrese parlando con Dom Costa. Il termine “Breakfast” rimanda chiaramente alla colazione con toast e marmellata che ispirò la ricetta. Ma il collegamento con il Martini classico è piuttosto forzato: l’unico ingrediente in comune è il gin.
Il riferimento al Martini deriva in realtà dal servizio: Calabrese utilizza la caratteristica coppetta triangolare, seguendo quella consuetudine che ha portato a chiamare “Martini” tutti i drink serviti in questo tipo di bicchiere.
Come preparare il Breakfast Martini
L’International Bartenders Association (IBA) cita il Breakfast Martini nella sua lista ufficiale di cocktail, citandolo tra i “tips” per variazioni sul tema Martini: suggerisce di “utilizzare una marmellata di arance amare in stile S. Calabrese con il suo Breakfast Martini”.
Ecco la ricetta originale di Salvatore Calabrese dal suo sito ufficiale.
Tecnica: Shake and Strain
Bicchiere: coppetta Martini
Ingredienti:
- 50 ml gin
- 15 ml Cointreau
- 15 ml succo di limone fresco
- 1 bar spoon marmellata di arance tagliate finemente
Garnish: scorza d’arancia grattugiata
Preparazione: mettere tutti gli ingredienti nello shaker e mescolare per sciogliere la marmellata, aggiungere poi il ghiaccio, shakerare vigorosamente e filtrare nella coppetta precedentemente ghiacciata.
Chi è Salvatore Calabrese
Nato nel 1955 a Maiori, sulla Costiera Amalfitana, “The Maestro” è oggi tra i bartender più celebri e autorevoli a livello mondiale. La sua carriera compie sessant’anni proprio in questo 2026: iniziò a lavorare nel settore bar a soli 11 anni.
“Ero un bambino un po’ ‘vivace’ e per tenermi lontano dai guai mio padre mi trovò un lavoro estivo all’Hotel Reginna”, racconta degli inizi. Il suo primo mentore fu il signor Raffaello, che lui descrive come “impeccabile, per me era l’Humphrey Bogart dei bartender”.
Inizialmente sognava di diventare capitano di nave e si iscrisse alla scuola navale, ma una rissa che rischiò di fargli perdere la vista all’occhio sinistro cambiò i suoi piani. Mise a frutto gli insegnamenti del signor Raffaello e le esperienze estive nei bar locali, dove lavorava per aiutare la madre dopo la scomparsa del padre.
A 18 anni entrò nella ristorazione, diventando il più giovane maître della Costiera Amalfitana. Fu in questo periodo che conobbe Sue, ragazza londinese in vacanza con un’amica, che anni dopo sarebbe diventata sua moglie. Per seguirla, nella stagione invernale trovò impiego in un ristorante italiano a Londra, città dove si trasferì definitivamente nel 1980.
Una carriera leggendaria
Due anni dopo il trasferimento, Calabrese lavorava già al bar dello storico Dukes Hotel. Seguirono numerosi successi che lo portarono, nel 1994, al Library Bar del Lanesborough (dove i collaboratori cominciarono a chiamarlo “The Maestro”) e nel 2005 ad aprire il Salvatore at Fifty, il suo primo locale. Frequentato da politici, star del cinema, della moda e dello sport, qui nacquero anche amicizie autentiche. In questo locale creò lo Spicy Fifty, entrato nella lista ufficiale IBA dal 2020.
Nel 2011 aprì il Salvatore at Playboy nel Playboy Club londinese, dove un anno dopo realizzò il cocktail più costoso (e più antico) al mondo secondo il Guinness dei primati: il Salvatore’s Legacy, preparato con cognac del 1778, kummel (liquore al cumino) del 1770, orange curaçao del 1860 e gocce di Angostura del 1900. Prezzo: 5500 sterline. Recentemente, un altro suo cocktail di lusso è stato aggiudicato per 36.990 euro in un’asta a Dubai.
Calabrese ha pubblicato 14 libri e il suo nome identifica oggi locali eleganti in tutto il mondo, da Las Vegas a Firenze, da Hong Kong ad altre destinazioni internazionali. Interrogato sul segreto del suo successo in un’intervista per Horecanews realizzata da Nicole Cavazzuti, ha spiegato: “La differenza la fa l’accoglienza. Un drink perfetto non dice nulla se non sai leggere chi hai davanti. La tecnica si insegna. L’intelligenza emotiva, no. Quella si coltiva con il tempo”.
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